LA FAVOLA DEL PESCIOLINO CHE NON VOLEVA NUOTARE (timidezza)


Se un bambino si rifiuta di fare sport, spesso dietro c'è la paura di fallire; ma chiudere delle strade nell'infanzia rischia di chiudere per sempre potenzialità e talenti. La favola permette di accettare con tranquillità il fatto che non saremo campioni in tutto quello che facciamo, ma possiamo divertirci con gli altri imparando cose nuove

C’era un volta, in un laghetto di montagna, un pesciolino che non voleva nuotare.

Passava le giornate a guardare fuori dall’acqua: osservava le farfalle e le libellule. Catturava le mosche; contava i pesci di passaggio e – quando proprio si annoiava – gli piaceva pettinare le alghe.
Vicino a lui passavano pesciolini velocissimi, su biciclette acquatiche, su pattini di ghiaccio per pesci di lago e perfino su piccoli sci, con i quali scivolavano sulla superficie. Altri organizzavano gare di tuffi, saltando sempre più in alto, da spaventare i poveri pescatori seduti sulla riva.

“Perché non vieni con noi, pesciolino?” gli chiedevano, quando lo vedevano seduto a mettere in ordine i sassi sul fondo.

“Non mi piace nuotare o sguazzare.” Rispondeva serio quel pesciolino. “Io mi diverto a fare torri di sassi e poi a buttarle giù.” A volte qualcuno si fermava un po’ con lui, a costruire quelle belle torri, ma dopo poco gli veniva voglia di muoversi e di sguazzare e correva via veloce.
“Perché non vai con i tuoi amici?” Gli chiedeva nonna Trota, la più saggia di tutto il lago.
“Te l’ho già detto, nonna.” Rispondeva il pesciolino. “Io mi diverto a fare le torri di sassi; e poi guarda quel cespuglio di alghe: è tutto spettinato. Vado a sistemarlo.”

Le nonne però sono molto furbe (anche quando sono dei pesci) e questa storia non la  convinceva affatto. Così un giorno prese il suo pesciolino per mano e – con la scusa di fare una passeggiata – lo portò in un’insenatura del lago, dove l’acqua era fresca e trasparente; tanti altri pesciolini stavano lì a tuffarsi e a ridere e a giocare. “Aspettami qui,” disse la nonna: “Ho dimenticato le pinne” e fece finta di andarsene. Il  pesciolino si sedette sulla riva, cercò i sassi bianchi giocò con i raggi del sole, ma e risate degli altri catturavano la sua attenzione e si girava spesso a guardarli. Come si divertiva: se solo avesse avuto il coraggio di giocare con loro. Si guardò intorno, la nonna non c’era e allora si avvicinò al bordo e provò a fare un tuffo. Il primo gli venne male, e anche il secondo era un po’ goffo, ma il terzo e il quarto erano perfetti.

Gli altri pesci lo osseravano: “Bravo,” gli disse uno di loro. “Vieni a tuffarti qui con noi.” E sapete che accadde?
Il pesciolino si divertì talmente tanto con i suoi nuovi amici, che è ancora lì che si tuffa.